Corpo di figlia di Francesca Innocenzi edito da Puntoacapo Editrice è una raccolta di poesie di straordinaria ricchezza. L’autrice, che ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui anche racconti e prose liriche, affronta in questo testo esperienze personali e allo stesso tempo universali. Senza mai cadere nel diarismo, Francesca Innocenzi tocca temi profondi, quesiti fondamentali sulla vita, tra cui il rapporto con i genitori, l’essere donna, l’essere cittadina consapevole e il ruolo della memoria nella vita di un figlio o di una figlia.
L’autrice ha ideato e diretto il Premio di poesia “Paesaggio interiore” ed è direttrice artistica dell’omonimo Festival. In questa bella intervista, Francesca ci racconta il suo rapporto con la scrittura e il proprio vissuto, anticipandoci i temi delle sue poesie, ricche di intensità e respiro.
Corpo di figlia di Francesca Innocenzi
Salve Francesca, lei è nuova ai nostri lettori, ci racconta brevemente cosa le piace fare e di cosa si occupa nella vita?
Buongiorno a tutti e grazie per l’ospitalità in questo spazio. Nella vita insegno materie letterarie in una scuola secondaria di secondo grado; mi occupo di scrittura e collaboro come redattrice in blog di poesia; studio le culture classiche, con particolare riferimento agli aspetti letterari, mitologici e storico-religiosi. Da molti anni sono appassionata di astrologia, disciplina che ho approfondito nella sua valenza umanistica e psicologica.

Prima di approdare alla poesia ha sperimentato altri generi oppure la passione per i versi è scattata immediatamente?
Scrivo poesia dall’età di sette anni; in questo mio precoce avvicinamento ha senz’altro giocato un ruolo mio padre, anche lui insegnante e poeta. Negli anni della preadolescenza ho poi iniziato a sperimentare la scrittura narrativa, con un tentativo di romanzo rimasto incompiuto. Inoltre, ho sempre amato scrivere diari. In definitiva la poesia è stata per me punto di partenza e di ritorno, trovandosi spesso a coesistere con altre forme espressive: negli anni ho pubblicato anche raccolte di racconti, saggi e due romanzi brevi.
Partiamo dal titolo, Corpo di figlia, per dare qualche informazione in più ai lettori. Perché lo ha scelto? Ci sono le sue esperienze personali che vuole raccontare?
Il corpo e il ruolo di figlia sono gli elementi centrali e fondanti nella raccolta. Quello della figlia è il punto di vista da cui l’io poetante osserva il proprio vissuto e ne restituisce frammenti, scavando nella memoria e lasciando emergere le confluenze del passato nel presente. In qualche modo, si continua ad essere figli o figlie per tutta la vita: questo è un aspetto spesso accantonato. Quanto al corpo, è questa la dimensione in cui la figlia percepisce se stessa in relazione al mondo, ricavandone, di solito, sofferenza o disagio. Prestare attenzione al corpo quasi solo quando trasmette segnali di malessere è a mio avviso un’attitudine radicata nella nostra cultura, su cui si dovrebbe riflettere.
C’è una poesia presente nel libro a cui è particolarmente legata?
Ce ne sono diverse. Ne scelgo una che evidenzia il legame tra il ruolo di figlia e il corpo:
«chissà se mi svelasti, madre/ la vita randagia del corpo che sa e tace/ se non dice dolore/ – il subbuglio di un ventricolo gonfiato/ uno strillo di nervo troppo teso./ Quando approda al verdecavo dell’erba/ lui respira/ ritrova/ il suo varco, il passo ritmato di placenta/ per non disimparare a morire».
Pensa che il genere sia ancora di nicchia sul mercato? Se sì, secondo lei, cosa si dovrebbe fare per stimolare la lettura e la scrittura di poesie?
Sicuramente la poesia è tuttora un genere di nicchia. Credo sia importante incentivarne innanzitutto la lettura, perché la poesia favorisce la scoperta di un tempo lento per la riflessione, per una giusta presa di coscienza di sé; è quindi una pratica di empatia, di disposizione al raggiungimento dell’altro. Scrivere versi richiede, a mio parere, un continuo esercizio di affinamento, per padroneggiare al meglio lingua, suono, metrica, struttura testuale, nel dare forma all’immagine che costituirà l’opera.






























