Elisabetta Serio è una musicista che ha costruito il proprio percorso attraverso l’ascolto, lo studio, l’improvvisazione e la contaminazione tra linguaggi differenti. Pianista di grande talento, ha collaborato con artisti di livello internazionale e ha condiviso per tre anni il palco con Pino Daniele, vivendo un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo nella sua storia artistica.
Il suo racconto restituisce il ritratto di una musicista lontana dalle definizioni rigide, capace di muoversi tra jazz, melodia, improvvisazione e influenze mediterranee. Un’identità sonora nella quale le radici salentine convivono con l’esperienza maturata accanto a grandi protagonisti della musica.
Dai primi ascolti al pianismo jazz
Il rapporto di Elisabetta Serio con il jazz non nasce da un ascolto esclusivo di questo genere. I suoi primi riferimenti musicali erano infatti rivolti soprattutto alla musica inglese, con gli Smiths tra gli ascolti che hanno accompagnato la sua formazione.
Successivamente è arrivato l’incontro sempre più profondo con il pianismo jazz. Tra i musicisti che hanno contribuito ad alimentare questa passione c’è Bill Evans, riferimento fondamentale per chiunque si avvicini alla dimensione del pianoforte jazz e alla sua capacità di coniugare armonia, sensibilità e improvvisazione.
Da quel momento l’ascolto è diventato ricerca. Elisabetta ha iniziato a studiare il jazz non soltanto attraverso i libri e la pratica tecnica, ma soprattutto ascoltandolo e suonandolo in giro. Un percorso nel quale teoria, esperienza e palcoscenico hanno finito per alimentarsi reciprocamente.
L’incontro con Pino Daniele nato quasi per caso
La collaborazione con Pino Daniele arriva in maniera quasi casuale e conserva, nel racconto di Elisabetta Serio, un’atmosfera naturale e romantica.
La pianista si trovava in Sicilia, alla Baia dei Turchi, quando ricevette una telefonata da Rino Zuzzolo, musicista con il quale aveva già collaborato per circa dieci anni. La proposta era quella di partecipare a tre concerti.
La sorpresa iniziale fu legata proprio al nome di Pino Daniele. Elisabetta, al momento della telefonata, pensò infatti che si trattasse di un altro “Pino”.
Quello che avrebbe dovuto essere un impegno limitato a tre concerti si trasformò invece in una collaborazione destinata a durare tre anni. Un incontro professionale diventato progressivamente un rapporto musicale fondato sulla sintonia e sulla condivisione.
Tre anni di musica, complicità e ricordi
La dimensione umana di quell’esperienza emerge soprattutto attraverso gli aneddoti che Elisabetta conserva del periodo trascorso insieme a Pino Daniele.
Tra i ricordi più cari ci sono le risate durante il tour insieme a Tullio e Rino e la complicità che si creava anche lontano dal palcoscenico. Particolarmente significativo il rapporto durante i voli, segnato dalla comune paura di volare.
Sono piccoli episodi quotidiani che restituiscono un’immagine diversa da quella del grande artista visto dal pubblico. Dietro il palco, i concerti e i grandi appuntamenti internazionali c’erano amicizia, ironia e momenti condivisi.
Un altro ricordo particolarmente tenero riguarda il ritorno da Toronto, mentre l’ultimo tour rappresenta uno dei passaggi più importanti della memoria artistica di Elisabetta.
L’ultimo tour e quella “tartaruga ninja” sul palco
Tra gli episodi rimasti maggiormente impressi nella memoria di Elisabetta Serio c’è la serata di dicembre a Milano, legata all’ultimo tour di Pino Daniele e dalla quale sarebbe poi nato un album live.
In quell’occasione Elisabetta accompagnò Pino sul palco. Il musicista, ipovedente, la prese un po’ sotto braccio e, notando la tuta monospalla che indossava la pianista, scherzò dicendole che sembrava una “tartaruga ninja”.
Un’immagine semplice, ironica e affettuosa, che racconta più di molte parole il clima di complicità vissuto durante quella collaborazione.
Sono proprio questi momenti, insieme alla musica, quelli che Elisabetta conserva con maggiore calore: ricordi personali che si intrecciano indissolubilmente con una delle esperienze più significative della sua carriera.
Da Pino Daniele ai grandi nomi della musica internazionale
La collaborazione con Pino Daniele ha rappresentato anche un’importante porta d’accesso a un universo musicale internazionale.
Nel corso di quell’esperienza Elisabetta Serio ha avuto modo di conoscere e condividere percorsi artistici con grandi musicisti, tra cui Marcus Miller e Kisha Benjamin.
Tra le collaborazioni più recenti figura inoltre Mario Biondi, con il quale Elisabetta ha affrontato un tour teatrale in Italia, con appuntamenti nei teatri nel mese di dicembre.
Per una musicista, confrontarsi con interpreti e strumentisti di questo livello significa misurarsi con una dimensione professionale di altissimo profilo. Elisabetta descrive questa sensazione attraverso un’immagine immediata: è come “giocare in Serie A”.
Una definizione che sintetizza la soddisfazione e, allo stesso tempo, la responsabilità di stare sul palco accanto a protagonisti affermati della musica italiana e internazionale.
Un jazz senza etichette
Nel raccontare il proprio stile, Elisabetta Serio evita volutamente le definizioni troppo rigide.
Non si considera una purista del jazz. Preferisce definirsi “ibrida”, una musicista che attraversa generi diversi mantenendo però nel jazz e nell’improvvisazione due elementi centrali del proprio linguaggio.
La sua musica nasce dunque dall’incontro di esperienze differenti. L’improvvisazione è fondamentale, ma non è mai improvvisazione intesa come casualità: è il risultato di studio, ascolto, tecnica e conoscenza del linguaggio musicale.
È proprio questo equilibrio tra libertà espressiva e preparazione a caratterizzare il suo approccio al pianoforte.
Le radici mediterranee e il Salento dentro la musica
Accanto al jazz e all’improvvisazione, nella musica di Elisabetta Serio esiste una componente profondamente legata alle sue origini.
La pianista rivendica infatti l’importanza delle influenze mediterranee e delle radici salentine. La sua musica non nasce soltanto dall’esperienza musicale e dagli studi, ma anche dal rapporto con il territorio e con la memoria.
Il riferimento agli alberi del Salento diventa così una metafora potente della sua identità artistica: radici profonde e, allo stesso tempo, rami capaci di incontrare culture, generi e linguaggi differenti.
Il risultato è un jazz personale, nel quale la tradizione non rappresenta un limite ma un punto di partenza per costruire nuove possibilità espressive.
L’improvvisazione come risultato dello studio
Uno degli aspetti centrali della filosofia musicale di Elisabetta Serio è il rapporto tra improvvisazione e studio.
L’improvvisazione, nel suo linguaggio, non significa semplicemente lasciarsi guidare dall’istinto. Al contrario, nasce dalla conoscenza approfondita dello strumento, delle armonie e dei linguaggi musicali.
È attraverso lo studio che il musicista acquisisce gli strumenti necessari per poter poi essere libero sul palco.
Questa concezione permette a Elisabetta di mantenere aperto il dialogo tra jazz e altre forme musicali, evitando di trasformare un genere in una gabbia. La sua identità è quindi costruita sull’ibridazione, sulla ricerca e sulla capacità di mettere in comunicazione esperienze apparentemente distanti.
Pino Daniele resta dentro la sua musica
Nonostante il passare del tempo, l’esperienza vissuta con Pino Daniele continua a essere presente nel percorso artistico di Elisabetta Serio.
Quando porta sul palco composizioni proprie, non manca infatti un tributo a Pino Daniele. Non si tratta soltanto di un omaggio a un grande artista con il quale ha condiviso tre anni di carriera, ma anche della testimonianza di un legame umano e musicale che continua a vivere attraverso le note.
La musica diventa così memoria. E il ricordo non viene conservato semplicemente attraverso il racconto, ma continua a trovare spazio nella dimensione più autentica per un musicista: quella del palcoscenico.
Un jazz mediterraneo tra tecnica, memoria e contaminazione
Dal racconto di Elisabetta Serio emerge il profilo di una musicista che non ama essere rinchiusa in una definizione.
Il suo percorso parte dall’ascolto, attraversa il jazz e il pianismo di Bill Evans, incontra Pino Daniele e prosegue sui palcoscenici accanto a grandi protagonisti della musica internazionale.
Al centro rimane un’idea di musica libera, ma profondamente studiata. Un linguaggio nel quale l’improvvisazione dialoga con la tecnica e nel quale le contaminazioni non cancellano le radici, ma le rendono ancora più riconoscibili.
Il jazz di Elisabetta Serio è così mediterraneo, emozionale e consapevole. Una musica capace di guardare al mondo senza dimenticare il luogo da cui proviene, mantenendo nel proprio suono la memoria del Salento, l’esperienza maturata accanto a Pino Daniele e la curiosità verso nuove contaminazioni.
Un incontro tra tecnica e sentimento, tra grandi palcoscenici e piccoli ricordi, tra jazz internazionale e identità mediterranea.
Elisabetta Serio racconta il suo percorso nel jazz, l’incontro con Pino Daniele, tre anni di collaborazione e un linguaggio musicale tra improvvisazione e radici mediterranee.
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