“I fiori della memoria”, è la personale di Bongsu Park al MARV, Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara, nelle Marche, dal 6 giugno al 5 luglio 2026. L’artista coreana, che vive e lavora a Londra, parte da un gesto semplice e antico (coltivare, raccogliere e toccare la natura) per costruire opere che non si limitano a rappresentare fiori e piante, ma li trasformano in vera materia artistica.
Una mostra che nasce dal tempo lento della natura
Il cuore del progetto è nella Natura, che tra le mani dell’artista non è uno sfondo decorativo, ma il centro del suo lavoro. Bongsu Park pianta, raccoglie e pressa elementi vegetali sulla tela, lasciando che siano i pigmenti naturali a imprimersi lentamente sulla superficie. Non c’è fretta. Non c’è effetto speciale. C’è invece un processo paziente, quasi meditativo, che ricorda una verità spesso dimenticata nel nostro presente iper-veloce: le cose importanti hanno bisogno di tempo.
Questa lentezza rende la mostra molto attuale. Oggi viviamo immersi in immagini che scorrono in pochi secondi, in notifiche continue, in relazioni sempre più digitali. Park, al contrario, ci invita a fermarci, a tornare a un rapporto fisico con il mondo: vedere una traccia di fiore, immaginare il suo odore, percepire che anche un frammento vegetale può custodire una storia. In questo senso la sua arte parla in modo semplice ma profondo del nostro contemporaneo e ci ricorda che la natura non è solo qualcosa da proteggere, ma anche da ascoltare.

Perché i fiori
Nel lavoro di Bongsu Park i fiori non sono simboli romantici o semplici immagini belle da vedere. Sono corpi vivi che cambiano, si seccano, lasciano tracce, diventano profumo e poi memoria. È un messaggio molto forte anche per il pubblico non specialista: la natura è fragile, ma proprio per questo è preziosa.
La serie Janhyang, al centro delle prime sale, rende tutto questo molto chiaro. Il termine coreano richiama insieme l’eco e il profumo che resta nell’aria. È una parola difficile da tradurre, ma facile da intuire: qualcosa finisce eppure continua a restare. Proprio come un odore, o come un ricordo. Le opere della serie uniscono pittura, materia vegetale e componente olfattiva. Chi guarda non è chiamato solo a osservare, ma a entrare in uno spazio di attenzione più ampia, dove la memoria non è un archivio fermo, bensì una presenza viva.

Natura e contemporaneo: un tema che riguarda tutti
Parlare di natura oggi non significa soltanto parlare di paesaggio o di ecologia in senso stretto, ma significa riflettere su come viviamo, su quanto bisogno abbiamo di ritrovare un contatto più diretto con ciò che cresce, cambia, appassisce e rinasce. Il punto più interessante della mostra è forse proprio questo. L’arte di Park, infatti, intercetta una sensibilità contemporanea molto diffusa, che coincide con il desiderio di esperienze meno virtuali, più corporee, più autentiche.
Non a caso, la mostra arriva nelle Marche, un contesto in cui il lavoro di Bongsu Park trova una risonanza speciale. La sua ricerca dialoga con la storia del territorio e, allo stesso tempo, con questioni globali come la sostenibilità, la cura dell’ambiente e il bisogno di rallentare. È anche per questo che la mostra si inserisce bene nel dibattito sull’arte contemporanea, capace oggi di creare connessioni concrete tra esperienza estetica, natura e vita quotidiana.
Le sale e i lavori in mostra
Partiamo dall’ultima sala che aiuta a leggere meglio il percorso dell’artista grazie ai video di tre lavori chiave: Internal Library – Memory (2017), Dream Wave (2020) e Mirror (2024).
In Internal Library – Memory, Park costruisce un ambiente partecipativo a forma di labirinto, con tessuti semitrasparenti e postazioni di scrittura, invitando il pubblico a dare forma ai propri pensieri più intimi
Con Dream Wave, l’artista lavora sul sogno come esperienza collettiva, mostrando come ciò che nasce dentro di noi possa avere anche una dimensione sociale. Infine, Mirror, in cui l’attenzione si sposta in modo deciso sulla memoria, attivata attraverso profumo, suono e stimoli tattili. Il pubblico è guidato in un’esperienza immersiva che mette in relazione ricordi personali e memoria condivisa. In altre parole, Park ci dice che ciò che sentiamo come nostro, in realtà, parla spesso anche degli altri.
Le altre sale, infine, accompagnano il visitatore dentro il nucleo più recente della ricerca di Bongsu Park, soprattutto attraverso i lavori della serie Janhyang (2025). Qui pittura, elementi vegetali e profumo si uniscono in opere che chiedono di essere vissute con più sensi insieme.
“I fiori della memoria di Bongsu Park è quindi una mostra che offre qualcosa di raro, perchè ci permette un’esperienza che non si limita allo sguardo, ma coinvolge i sensi e le emozioni in modo diretto.

Durata della lettura: 4 Minuti“I fiori della memoria”, è la personale di Bongsu Park al MARV, Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara, nelle Marche, dal 6 giugno al 5 luglio 2026. L’artista coreana, che vive e lavora a Londra, parte da un gesto semplice e antico (coltivare, raccogliere e toccare la natura) per costruire opere che non si limitano a rappresentare…
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