Il pensiero di un napoletano: un “De Crescenzo” per “Luciano De Crescenzo”

Nel settimo anniversario della scomparsa di Luciano De Crescenzo, un omaggio alla sua figura
Durata della lettura: 3 Minuti

In occasione del settimo anniversario della scomparsa del Maestro, riproponiamo un articolo a firma del sottoscritto, pubblicato su Campaniapress.it nel 2019, all’indomani della sua scomparsa.

Lo scrittore e attore napoletano, scomparso lo scorso 18 luglio, “vivrà per sempre”, perché gli uomini d’onore non muoiono mai.

NAPOLI. Seguendo le tue orme, speranzoso convinto, malato di Napolitudine, dopo la laurea magistrale e una serie di lavori malpagati, sono partito per il Nord per lavorare in una grande azienda nel settore commerciale.

La gavetta, piena di storie e umanità, mi ha portato, infine, a Roma.

Qualche settimana fa, ai Fori imperiali, osservavo le luci delle finestre di casa tua, immaginandoti mentre scrivevi della nostra Napoli e di filosofia, pensando che nonostante non mi trovassi nella nostra bella Partenope, in fin dei conti ero felice perché fin quel posto vi era l’aura della napoletanità.

E quindi, caro professore, ti ho salutato a modo mio, prendendomi il caffè nel tuo bar, prima che tu andassi via. “Na tazzulella ’e cafè. Un caffè sospeso nel tempo.

Ogni volta che mi arrabbiavo con il Sud, rileggevo “Così parlò Bellavista”. Rivedevo il “32 dicembre” e il cuore ritornava a battere meno violentemente, ricordando cosa fosse Napoli veramente.

Come Roberto Benigni recitava per l’amico Massimo Troisi, per lui non vale il famoso detto che è del “Papa”: perche morto un De Crescenzo, davvero non se fa un altro.

In realtà Luciano De Crescenzo, attore, regista, filosofo, scrittore e conduttore televisivo, “vivrà per sempre”, perché gli uomini d’amore non muoiono mai.

Un uomo d’amore che, nel porgere la cultura come fosse una buona sfogliatella del mattino, ha sempre saputo raccontare, anzi raccontarsi, con ironia, umorismo, intelligenza ed eleganza, tutta partenopea, il nostro mondo e il nostro tempo. Nobile personalità, ha incarnato il concetto del vero intellettuale, divulgatore di cultura ad ampio raggio, comunicando la gioia di conoscere a tutti.

Citato da lobby intellettuali, radical chic, chiuse in se stesse, invidiose del fatto che avesse portato un libro in casa di persone che non ne avevano neanche uno, ha avvicinato il grande pubblico ai grandi temi della filosofia, della cultura e della scienza.

Rimarrà per sempre nell’Olimpo dei grandi uomini dal cuore immenso, che hanno donato un valore aggiunto alla cultura italiana. Ma c’è un regalo più grande che il professore De Crescenzo ha donato al mondo, ovvero raccontare Napoli a chi non la conosce. Ha raccontato la città nelle sue sfaccettature sociali e sentimentali in modo romantico, umoristico e al tempo stesso critico e riflessivo, decantando tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

Quella Napoli che spesso viene dimenticata, ma che esiste e resiste come definiva ultima speranza per l’umanità. Se un napoletano dovesse convincere un’opera d’arte a raccontasse la città, quel film migliore di “Così parlò Bellavista”, in cui possiamo vedere la vera Napoli buona e popolare, strapianti di gioie e sacrifici secolari, che affronta al tempo stesso temi dolenti come la camorra e la disoccupazione con stile impareggiabile.

Al napoletano, invece, ha regalato la coscienza della napoletanità, un modo unico di essere e di pensare e da custodire come uno scrigno delicato in questi tempi in cui il sole, il mare e il mandolino, vengono considerati stereotipi da abbattere, in cui i problemi e le contraddizioni dilagano come se non ci fossero mai speranze e soluzioni.

Ricordando una sua bellissima riflessione sugli uomini che studiano come allungare la vita, ci ha insegnato che sarebbe meglio viverla in largo, innamorandosi, viaggiando, commettendo errori anche inevitabile sciocchezze. Se dovessero creare un istituto dove gli uomini studiano come allargare la vita, questo dovrebbe essere intitolato a De Crescenzo e magari a Napoli, nella sua Santa Lucia di fronte al mare.

(Stefano De Crescenzo)


In occasione del settimo anniversario della scomparsa del Maestro, riproponiamo un articolo a firma del sottoscritto, pubblicato su Campaniapress.it nel 2019, all’indomani della sua scomparsa.


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Author: Stefano De Crescenzo

Napoletano classe 86 , musicista, dopo una laurea a pieni voti in economia presso l'Università degli studi di Napoli Federico II svolge il praticantato come dottore commercialista a Napoli proseguendo il suo percorso lavorativo in Emilia Romagna per svolgere la professione di consulente finanziario presso una grande azienda pubblica. Dopo quasi cinque anni (2014-19) ed una gavetta piena di storie ed umanità, dal 2019 ed attualmente lavora a Roma come Fiscalista presso la stessa azienda e consegue un master universitario di secondo livello. Appassionato di storia ,scienza, arte e cultura ma soprattutto di musica, si cimenta da sempre, nello studio professionale della chitarra con esibizioni dal vivo e registrazioni per artisti della scena musicale Napoletana ed Emiliana, partecipando a diversi concorsi e festival nazionali. Ufficiale Volontario del Corpo militare della Croce Rossa italiana, Socio Siedas, scopre da qualche tempo la bellezza della scrittura collaborando per testate e magazine online . Dal Luglio 2021 è Giornalista Pubblicista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania.