Sei lungometraggi e sei cortometraggi, con otto anteprime internazionali, italiane e campane, compongono il focus più impegnato della 24ª edizione dell’Ischia Film Festival, dedicato alle geografie dell’esclusione e della resistenza umana.
L’Ischia Film Festival 2026 torna a confermare la propria vocazione culturale e civile attraverso uno dei suoi spazi più significativi e identitari: il focus “Location Negata”, da sempre dedicato alle opere che raccontano luoghi marginalizzati, territori contesi e comunità escluse dai processi di rappresentazione.
Nella sua ventiquattresima edizione, il festival diretto da Michelangelo Messina propone una selezione di sei lungometraggi e sei cortometraggi, impreziosita da otto anteprime tra assolute, internazionali, europee, italiane e campane.
Più che una sezione parallela, “Location Negata” rappresenta il cuore politico e sociale della manifestazione, un osservatorio privilegiato sulle contraddizioni del presente e sulle conseguenze che guerre, discriminazioni, migrazioni, marginalità e ingiustizie producono sulle persone e sui territori.
Come sottolinea il direttore artistico del festival:
“Il cinema vive di luoghi, ma sa anche dare voce a quelli che nessuno guarda. ‘Location Negata’ non è un’appendice della rassegna: è il punto in cui il festival si fa più scomodo e necessario, perché punta la macchina da presa là dove la cronaca si volta dall’altra parte.”
Parole che sintetizzano perfettamente la missione della sezione: utilizzare il linguaggio cinematografico per restituire visibilità a chi rischia di essere cancellato dalla memoria collettiva.
I cortometraggi: la sparizione come metafora del presente
I sei cortometraggi selezionati condividono un elemento comune: la rappresentazione della sparizione, intesa come perdita di identità, cancellazione sociale o negazione dell’esistenza stessa.
Tra le opere più attese figura The Spectacle del regista ungherese Bálint Kenyeres, reduce dall’esperienza al Festival di Cannes. Ambientato tra Francia e Ungheria, il film racconta la vicenda di un bambino rom sospeso simbolicamente verso una luce che sembra promettere redenzione e riconoscimento, salvo poi spegnersi improvvisamente, lasciando emergere il tema dell’esclusione.
Grande attenzione anche per l’anteprima assoluta di Il Digiunatore, realizzato da Luigi Timpano e Federico Brullo, che segue la leggenda di un uomo deciso a rinunciare al cibo in una città tanto sacra quanto indifferente ai destini individuali.
Arriva invece in anteprima europea Chro dell’iraniano Hamed Bahrami, un racconto delicato che prende forma tra le tombe di un cimitero e trasforma il dolore del lutto in occasione di incontro e umanità condivisa.
Dalla ricerca dell’identità all’ossessione dei social
La selezione prosegue con altre opere che affrontano il tema dell’assenza da prospettive differenti.
In anteprima campana viene presentato The Drowned di Alessandro Reato e Davide Negri, ambientato in una Hong Kong affollata e impersonale, dove una fotografa senza volto cerca una persona scomparsa tra milioni di individui. Le immagini che lascia dietro di sé mostrano figure umane ritagliate e rimosse, potente metafora della cancellazione identitaria.
Sempre in anteprima campana arriva Clout del britannico Jordan Murphy Doidge, una riflessione sulla cultura digitale contemporanea. Il protagonista, un dodicenne ossessionato dalla notorietà online, trasforma il ritrovamento di un cadavere in un contenuto da trasmettere in diretta, innescando conseguenze che sfuggono rapidamente al suo controllo.
Chiude il percorso dei cortometraggi Sunday di Giulio Tonincelli, ambientato in un villaggio dell’Uganda settentrionale. Qui una ragazza quattordicenne affetta da disabilità reagisce allo stigma sociale attraverso la danza, trasformando il corpo in strumento di libertà e affermazione personale.
I lungometraggi: storie di confini, appartenenza e resistenza
Anche i sei lungometraggi selezionati affrontano il tema dei diritti negati attraverso linguaggi cinematografici differenti ma accomunati da una forte tensione civile.
Tra le opere più significative figura Parallel City della regista romena Ana Mărgineanu, presentato in anteprima internazionale. Ambientato a Timișoara, il film racconta l’incontro tra una donna profondamente segnata dalla vita e tre bambini afghani che si prepara ad accompagnare verso un delicato attraversamento di frontiera.
L’anteprima italiana Mundurukuyü – The Forest of the Fish Women, firmata da Aldira Akay, Beka Munduruku e Rilcélia Akay, conduce invece il pubblico lungo il fiume Tapajós, nel cuore dell’Amazzonia, dove la comunità indigena Munduruku intreccia spiritualità, memoria e difesa dell’ambiente.
Gaza, Sarajevo e le ferite ancora aperte del mondo
Tra i lavori più intensi della selezione spicca The Mission, presentato in anteprima campana e realizzato dal collettivo palestinese Gaza Collective.
L’opera segue il ritorno in servizio di un chirurgo impegnato a operare sotto i bombardamenti, mentre la sua équipe documenta il lavoro nelle sale operatorie durante il conflitto. Il film si confronta con la difficoltà di rappresentare l’orrore senza tradirne la complessità.
A rappresentare l’Italia è Dom di Massimiliano Battistella, storia di Mirela, arrivata bambina dalla Bosnia durante l’assedio di Sarajevo attraverso un convoglio umanitario. Trent’anni dopo, la donna torna nei luoghi della propria infanzia alla ricerca delle compagne perdute, della madre e di un senso di appartenenza che il tempo non è riuscito a restituirle.
Memoria, ambiente e diritto di restare
Il viaggio nelle geografie negate del contemporaneo continua con Les recommencements / New Beginnings di Isabelle Ingold e Vivianne Perelmuter.
Il documentario accompagna un veterano della guerra del Vietnam nel ritorno alle proprie terre tribali in California, dove le ferite del passato si intrecciano con le emergenze ambientali e con le conseguenze della devastazione del territorio.
Il tema dell’appartenenza trova una sintesi particolarmente efficace in Nel buio dell’acqua / In the Darkness of Water dello spagnolo David Rodríguez de la Morena.
Protagonista è Mauro Morandi, l’uomo che per circa trent’anni ha custodito un’isola trasformandola nella propria casa. Quando scopre di dover lasciare quel luogo, il film diventa una riflessione universale sul diritto di restare e sul significato profondo del concetto di radicamento.
Una mappa dell’umanità che rifiuta di essere cancellata
I dodici film selezionati dal focus “Location Negata” costruiscono una vera e propria cartografia della resistenza contemporanea.
Dall’Amazzonia alla Palestina, dall’Uganda alla Bosnia, passando per Hong Kong, la Romania e la California, le opere raccontano persone che lottano per non scomparire, per conservare la propria identità e per difendere il diritto a occupare uno spazio nel mondo.
Più che un catalogo di emergenze globali, il programma dell’Ischia Film Festival 2026 propone il ritratto di un’umanità che continua a opporsi alla cancellazione culturale, sociale e politica.
Un cinema che non si limita a osservare la realtà, ma che sceglie di intervenire, raccontare e testimoniare.
L’Ischia Film Festival è sostenuto dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, dalla Regione Campania attraverso Film Commission Regione Campania, da Bonacina e BPER Banca, e si svolge con il patrocinio dei Comuni di Ischia e Forio.
Dodici opere provenienti da tutto il mondo compongono il focus “Location Negata” dell’Ischia Film Festival 2026, dedicato ai luoghi dimenticati e alle persone che lottano per il diritto di esistere, restare e essere riconosciute.
Continua a seguire il nostro sito e la pagina Facebook Omniadigitale, siamo anche su Youtube e Instagram. Scriviamo per imparare, ricordare, esprimere, raccontare, informare!
Tutte le immagini presenti in questo sito sono protette da copyright e sono utilizzate esclusivamente a scopo informativo. È vietata la riproduzione, distribuzione o utilizzo senza autorizzazione. Per richieste di utilizzo, contattaci all’indirizzo redazione@omniadigitale.it . Qualora siano state utilizzate immagini ritenendole di pubblico dominio o in buona fede, nel caso ciò non fosse conforme alle sue preferenze o ai diritti d’autore, siamo a completa disposizione per rimuoverle immediatamente. La preghiamo di comunicarci eventuali richieste o chiarimenti scrivendo a redazione@omniadigitale.it .




























