Dopo il periodo di silenzio seguito alla drammatica scossa del 31 luglio, Pozzuoli torna a parlare della propria candidatura a Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2028. A pochi giorni dalla designazione ufficiale delle città finaliste, il progetto Pozzuoli2028 – La Città delle Fragilità creative, presentato a giugno al Ministero della Cultura e attualmente sottoposto alla valutazione finale della commissione esaminatrice, rilancia con forza le ragioni della candidatura.
A intervenire è Paolo Lubrano, direttore del progetto, che sottolinea come la proposta sia nata prima del terremoto e sia stata successivamente chiamata a confrontarsi con una realtà profondamente cambiata.
Un mese di silenzio per rispettare la città
Dopo gli eventi sismici dello scorso 31 luglio, il progetto ha scelto di fermare temporaneamente la propria comunicazione pubblica.
Una pausa considerata necessaria per lasciare spazio alle esigenze concrete della popolazione e al disagio vissuto dal territorio, senza però interrompere il lavoro preparatorio.
«Ci siamo imposti il silenzio – spiega Lubrano – con un tempo di rispetto imprescindibile per il disagio del territorio e le necessità tangibili ed urgenti dei cittadini».
Un tempo sospeso che, secondo il direttore di La Città delle Fragilità creative, ha permesso anche di interrogarsi nuovamente sul significato della candidatura e sulla sua funzione all’interno della nuova situazione determinata dal sisma.
La candidatura, infatti, non è stata concepita dopo l’evento, ma prima. È proprio il confronto con quanto accaduto successivamente ad averne ridefinito prospettive e responsabilità.
Pozzuoli2028 non si ferma
Il messaggio diffuso dal progetto è netto: Pozzuoli è ancora in corsa per il titolo di Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2028.
La candidatura prosegue quindi in uno scenario differente, nel quale la cultura non può essere considerata un elemento separato dalla vita quotidiana della comunità.
«Ciascun ambito territoriale è chiamato a svolgere la propria parte», evidenzia Lubrano, indicando una responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, politica, corpi civici, arte e cultura.
Alle istituzioni spetta il compito di garantire la sicurezza; alla politica quello di coordinare i processi; ai corpi civici viene affidato il sostegno alla popolazione.
In questo sistema, arte e cultura devono entrare concretamente nel tessuto sociale, contribuendo alla ricostruzione morale e civile della comunità.
Non come semplice ornamento e neppure come risposta palliativa al trauma, ma come una componente strutturale del processo di ripartenza.
Le ferite della città diventano parte del progetto
La candidatura di Pozzuoli assume oggi un significato ancora più forte proprio alla luce delle conseguenze che gli eventi recenti hanno prodotto.
Le scosse hanno inciso sulla quotidianità, sulle abitazioni, sulle attività economiche, sulla percezione del futuro e sul rapporto che i cittadini hanno con il proprio territorio.
È da questa condizione che Pozzuoli2028 intende ripartire.
«Lontano dall’essere una semplice parentesi consolatoria o un’operazione d’immagine – afferma Lubrano – il progetto si propone come una leva strategica per restituire verità alla narrazione del territorio e rilanciarlo nel dibattito nazionale».
L’obiettivo, dunque, non è costruire una rappresentazione rassicurante o artificiale di Pozzuoli, ma utilizzare i linguaggi dell’arte contemporanea per raccontare anche ciò che normalmente resta ai margini.
L’arte contemporanea come strumento di attenzione
Uno dei punti centrali della proposta riguarda proprio il ruolo che l’arte contemporanea può assumere di fronte a una situazione di crisi.
Il progetto rifiuta l’idea dell’arte come strumento destinato esclusivamente a lenire le ferite collettive o a trasformare un trauma in una narrazione emotiva.
L’arte può invece produrre attenzione, conoscenza e consapevolezza, contribuendo a modificare lo sguardo con cui il resto del Paese osserva Pozzuoli.
In questa prospettiva, l’arte contemporanea diventa un dispositivo capace di rappresentare il presente e di dare alla città una nuova possibilità di prendere parola.
Non necessariamente attraverso opere destinate soltanto all’esposizione.
Una delle provocazioni contenute nella lettera aperta di Pozzuoli2028 riguarda proprio la possibilità che un’opera possa essere annunciata senza essere materialmente esposta: se fosse capace di rendere visibile un’assenza, un’interruzione o una condizione rimasta fuori dal racconto nazionale, avrebbe comunque raggiunto una parte fondamentale del proprio obiettivo.
Non un’operazione promozionale
La proposta intende quindi distinguersi da una concezione puramente promozionale della cultura.
«Non si tratta di piegare l’arte a un uso meramente promozionale, ma di riconoscerne consapevolmente la funzione pubblica», si legge nella lettera aperta.
L’arte viene assunta come linguaggio culturale attraverso il quale Pozzuoli può prendere posizione nel proprio tempo, raccontando la propria condizione e chiedendo di essere osservata nella sua complessità.
Una prospettiva che si contrappone alle narrazioni episodiche e distanti, spesso incapaci di restituire la reale articolazione di un territorio.
Una candidatura che vuole diventare un atto pubblico
Per Pozzuoli2028, la candidatura non deve limitarsi a preannunciare gli eventi che potranno svolgersi in città nel 2028.
Deve diventare essa stessa un atto.
Un atto attraverso il quale Pozzuoli torna a rappresentarsi, dichiara la propria condizione e reclama attenzione nazionale.
È una differenza sostanziale: la città non intende raccontarsi soltanto attraverso ciò che potrebbe accadere nel futuro, ma partire da ciò che sta vivendo oggi.
La candidatura trova così il proprio significato non malgrado le difficoltà attraversate, ma a partire dalle ferite che hanno segnato la comunità.
La rete di sostegno si amplia
Durante il mese di silenzio è emerso anche un altro elemento considerato fondamentale dal gruppo promotore.
Numerose città dell’area metropolitana di Napoli e diverse realtà pubbliche e private hanno manifestato la propria vicinanza a Pozzuoli e al progetto.
Questo progressivo ampliamento della rete di partner e sostenitori rappresenta, secondo Lubrano, un segnale istituzionale e sociale di particolare rilevanza.
«Questo rafforzamento del network virtuoso di partner e sostenitori di Pozzuoli2028 dimostra che la nostra candidatura è viva, condivisa e necessaria», sottolinea la lettera aperta.
Il sostegno raccolto conferma quindi la capacità della città di aggregare energie differenti attorno a un progetto culturale comune.
Una comunità pronta a ripartire dalla cultura
La candidatura a Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2028 si presenta così come una sfida culturale, ma anche civile e territoriale.
Le fragilità di Pozzuoli non vengono nascoste né trasformate in una semplice immagine da comunicare. Al contrario, diventano il punto di partenza per costruire una riflessione più ampia sul presente della città e sul suo futuro.
La rete di partner e sostenitori che si sta consolidando testimonia una capacità aggregativa che può trovare proprio nella condivisione culturale una delle forze necessarie per ripartire.
«È la prova che Pozzuoli esercita una capacità attrattiva unica, a dispetto – o forse proprio grazie – alle sue numerose ferite», conclude il documento.
A pochi giorni dalla scelta delle finaliste, dunque, Pozzuoli2028 conferma ufficialmente la propria corsa, portando davanti alla commissione non soltanto un progetto artistico, ma una visione nella quale l’arte contemporanea assume una precisa responsabilità pubblica: aiutare una comunità a raccontarsi, a interrogarsi e a tornare protagonista del proprio tempo.
Pozzuoli2028 rilancia la candidatura a Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2028 dopo il sisma del 31 luglio. L’arte diventa strumento di partecipazione, racconto e ricostruzione civile.
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