La XVI edizione del Mediterraneo Festival Corto ha scelto di dedicare una delle sue giornate a un tema che non può essere confinato nelle statistiche o nelle ricorrenze: la violenza di genere. Nella Sala Consiliare del Comune di Diamante, istituzioni, associazioni, forze dell’ordine e testimonianze dirette si sono ritrovate per un confronto che ha assunto fin da subito un tono concreto, radicato nella realtà quotidiana del territorio.
Il Festival, nato come rassegna cinematografica, negli anni ha ampliato la sua missione, affiancando alla programmazione artistica momenti di riflessione sociale. La scelta di dedicare un’intera giornata al tema “No violenza di genere” si inserisce in questo percorso, con l’obiettivo di portare la discussione fuori dai luoghi specialistici e renderla parte della vita pubblica.
Il Procuratore Fiordalisi: la violenza come fenomeno complesso e multiforme
Il Procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi, ha aperto il convegno con un intervento ampio e articolato, che ha messo in evidenza la complessità del fenomeno. Ha ricordato che la violenza non si manifesta solo attraverso l’aggressione fisica, ma assume forme psicologiche, economiche, sessuali e digitali.
La violenza alla dignità della persona può essere psicologica, economica, sessuale e digitale
Fiordalisi ha raccontato le difficoltà che molte donne incontrano nel rivolgersi alle forze dell’ordine, spesso frenate dalla paura di essere viste entrare in una caserma o in un commissariato. Ha spiegato che il primo contatto con le istituzioni dovrebbe avvenire in un contesto protetto, capace di accogliere e ascoltare prima ancora di registrare formalmente una denuncia.

Ha sottolineato l’importanza del nuovo commissariato di Polizia di Stato a Cirella, definendolo un presidio fondamentale per un territorio vasto e complesso, e ha richiamato la necessità di un lavoro di rete tra istituzioni, centri antiviolenza e forze dell’ordine. La sua conclusione ha richiamato un principio di Aldo Moro: il diritto penale non può limitarsi a punire un fatto, ma deve comprendere la persona e la realtà umana che lo circonda.
Dieci anni di Ginestra: il racconto di Teresa Sposato
L’avvocata Teresa Sposato, presidente del Centro Antiviolenza La Ginestra, ha portato al convegno la voce di dieci anni di lavoro sul territorio. Il suo intervento, lungo e sentito, ha ripercorso le tappe di un percorso fatto di ascolto, accompagnamento e costruzione di reti di protezione.
A volte evidente, altre volte nascosta, nei silenzi, nei confronti, nella paura dell’isolamento
Sposato ha ringraziato le istituzioni che negli anni hanno sostenuto la Ginestra, sottolineando l’importanza di una collaborazione costante con la Procura, i Carabinieri e ora anche con il nuovo commissariato di Cirella.

Il suo intervento ha assunto anche un tono personale nel ricordare l’amicizia con Maria Antonietta Rositani e il legame con Vera Squatrito, due donne che hanno trasformato la loro esperienza in un impegno pubblico.
Il Festival e la scelta del tema: l’intervento di Francesco Presta
Il direttore artistico del Festival, Francesco Presta, ha spiegato la scelta del tema “No violenza di genere”, ricordando che ogni anno il Festival affronta un argomento sociale diverso. Ha raccontato come la rassegna, nata sedici anni fa, abbia sempre cercato di affiancare alla dimensione cinematografica un percorso di sensibilizzazione.
Presta ha richiamato l’attenzione sulla violenza che colpisce i minori, sui matrimoni forzati e sulla prostituzione minorile, sottolineando la necessità di lavorare sulle nuove generazioni:
Ciò che si semina si raccoglie in futuro
Ha presentato anche la mostra “Come eri vestita?”, ospitata al DAC, che attraverso gli abiti delle vittime racconta storie di violenza e pregiudizio. Presta ha raccontato la difficoltà emotiva nel leggere alcune delle testimonianze esposte, definendole “forti, ma necessarie”.

Il suo intervento si è concluso con un richiamo alla responsabilità maschile: la violenza di genere non può essere affrontata solo dalle donne, ma richiede un coinvolgimento attivo degli uomini, soprattutto nella formazione dei più giovani.
Il commissario Sapio: la presenza delle istituzioni come presidio di fiducia
Il commissario capo Antonio Sapio, dirigente del nuovo commissariato di Cirella (Diamante), ha evidenziato il valore simbolico della panchina rossa e l’importanza di rendere visibile ciò che per troppo tempo è rimasto sommerso.
Ha ricordato che la violenza di genere è stata a lungo nascosta per vergogna o per timore del giudizio sociale, e che la presenza delle istituzioni sul territorio può contribuire a creare un clima di fiducia. Ha sottolineato che la battaglia contro la violenza si combatte soprattutto sul piano sociale e culturale, con una rete solida di istituzioni e comunità.

Il commissariato, ha spiegato, non è solo un presidio di legalità, ma un punto di riferimento per le donne che cercano ascolto e protezione.
Vera Squatrito: la memoria di Giordana come strumento di prevenzione
La testimonianza di Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, ha portato al centro del convegno una storia che ha segnato profondamente il dibattito nazionale.
Il femminicidio è una bomba atomica che distrugge le famiglie
Squatrito ha raccontato la vicenda della figlia, uccisa con 48 coltellate dall’ex compagno nel 2015, e il percorso della nipote, oggi quindicenne, che a quattro anni ha chiamato aiuto durante l’aggressione.

Ha spiegato che la memoria di Giordana può diventare uno strumento di prevenzione, perché il racconto di una giovane donna che perde la vita può aiutare altre donne a riconoscere i segnali della violenza e a chiedere aiuto.
Maria Antonietta Rositani: la forza di una testimonianza che segna la sala
La testimonianza di Maria Antonietta Rositani ha rappresentato uno dei momenti più intensi del convegno. Con voce ferma, ha ripercorso i vent’anni di violenza subiti dal marito, un percorso fatto di controllo, paura e colpevolizzazione che, come ha spiegato, spesso impedisce alle donne di riconoscere la gravità della situazione.
In quei vent’anni amavo quell’uomo e mi sono accorta che la donna vittima di violenza si prende tutte le colpe
Rositani ha ricordato il 12 marzo 2019, il giorno in cui il suo ex marito l’ha cosparsa di benzina e data alle fiamme, con l’intenzione di ucciderla. Ha raccontato come quell’aggressione, che le ha causato ustioni gravissime e un lungo percorso di cure, sia diventata paradossalmente il punto di ripartenza della sua vita. Oggi porta la sua storia nelle scuole e negli incontri pubblici, trasformando la propria esperienza in un impegno di sensibilizzazione.

Il suo racconto non è solo una testimonianza: è un invito a guardare la violenza di genere nella sua interezza, a non ridurla a un fatto di cronaca, a comprendere che dietro ogni aggressione ci sono anni di dinamiche invisibili. La presenza di Rositani al Mediterraneo Festival Corto dà alla giornata un significato profondo: ricorda che la violenza non è un concetto astratto, ma una realtà che attraversa le vite e che richiede protezione concreta, ascolto e responsabilità collettiva.
I riconoscimenti e l’inaugurazione della panchina rossa
Il Centro Antiviolenza La Ginestra ha conferito due riconoscimenti speciali a Vera Squatrito e Maria Antonietta Rositani, nominate socie onorarie per il loro impegno nella sensibilizzazione e nel sostegno alle donne vittime di violenza.

La mattinata si è conclusa con l’inaugurazione della nuova panchina rossa sul lungomare di Diamante, simbolo di memoria e responsabilità collettiva. La panchina, restaurata grazie al supporto dell’amministrazione comunale, rappresenta un punto di riferimento per la comunità e un invito a non distogliere lo sguardo dal tema della violenza di genere.

Il Mediterraneo Festival Corto ha dedicato una giornata alla violenza di genere, riunendo istituzioni, associazioni e testimonianze come quelle di Vera Squatrito e Maria Antonietta Rositani. Un confronto intenso che si è concluso con l’inaugurazione della panchina rossa, simbolo di memoria e responsabilità collettiva.
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