Pubblicato da Mondadori il 20 aprile scorso, Chi non muore si rivede è il nuovo libro di Paola De Crescenzo che trasforma il ricordo di Luciano De Crescenzo in una conversazione senza tempo, capace di unire affetto, pensiero e leggerezza.
Si può continuare a parlare con una persona cara anche quando il tempo e la distanza sembrano impedirlo? La risposta è sì, se la memoria diventa una stanza senza tempo e il ricordo si trasforma in filosofia.
“Chi non muore si rivede”, nasce proprio da questa intuizione: coltivare un legame profondo e ritrovarlo, pagina dopo pagina, come una presenza viva, vibrante e ironica. Non è una semplice biografia, ma la scelta felice e riuscita di prolungare un dialogo che si pensava interrotto dopo il 18 luglio 2019 e che invece continua a esistere attraverso il pensiero.

Fin dalle prime pagine si comprende che questo non è un semplice libro commemorativo dedicato a Luciano De Crescenzo. Non è una raccolta di ricordi, né una biografia sentimentale. La bravissima Paola De Crescenzo sceglie una strada più complessa e, per certi versi, più personale: dare vita a un dialogo con il padre e restituirne la voce, il carattere, l’ironia e il modo unico di osservare il mondo.
Parmenide, il non essere e una conversazione che continua
Tutto il libro ruota attorno a un’idea che Luciano amava raccontare quando parlava di Parmenide. Il filosofo di Elea sosteneva che l’essere è e il non essere non è. Detta così sembra una di quelle frasi che fanno venire il mal di testa agli studenti, ma De Crescenzo aveva il dono di renderla semplice.
In pratica diceva: provate a pensare a una persona che avete amato, a un amico che non vedete da anni o a qualcuno che non c’è più. Nel momento stesso in cui lo pensate, quella persona torna in qualche modo a far parte del vostro presente. Ecco perché per Parmenide il pensiero non è mai una cosa da poco: ciò che può essere pensato, in qualche modo, esiste.
Paola parte proprio da qui. Se una persona continua a essere pensata, ricordata, nominata nelle conversazioni, davvero possiamo dire che non esiste più? È una domanda che non pretende di dare risposte definitive, ma che accompagna ogni pagina del libro.
Nasce così una specie di stanza senza orologi, un luogo immaginario dove padre e figlia continuano a incontrarsi. Parlano del passato, del presente, del futuro, ma soprattutto parlano come hanno sempre fatto.
Filosofia, tempo, caso e altre cose serie
Come accadeva nei libri di De Crescenzo, anche qui la filosofia non resta mai chiusa nei manuali. Esce dalle biblioteche e va a passeggiare per Napoli, Roma ed il mondo intero. Aristotele, Platone, Epicuro, Eraclito e gli scettici compaiono come vecchi conoscenti che ogni tanto si affacciano nella conversazione per dire la loro.
Al centro tornano i grandi interrogativi che hanno sempre accompagnato il pensiero di Luciano: il tempo che scorre e che spesso rincorriamo senza riuscire ad afferrarlo, il caso che sembra governare molti degli incontri decisivi della nostra esistenza, lo spazio, la fede.
Tra una riflessione e l’altra emergono i ricordi più divertenti. C’è il padre che trasforma una lezione di storia romana in uno spettacolo teatrale, interpretando Catilina o Nerone davanti alla figlia. C’è l’uomo che decide di preparare un cappuccino come al bar e finisce per versare il latte nella caffettiera con risultati prevedibilmente catastrofici.
Ma non spoileriamo troppo.
Sono episodi che raccontano più di tante biografie. Perché restituiscono il tratto che ha reso De Crescenzo così amato: l’empatia, l’umanità e l’ironia. Qualità sempre più rare.
E poi ci sono le domande sul presente.
Cosa direbbe oggi Luciano dell’intelligenza artificiale? Paola prova a immaginarlo e, leggendo le sue risposte, viene da pensare che probabilmente avrebbe accolto ogni novità con la curiosità di sempre. Prima di giudicare una cosa, voleva capirla. E dopo averla capita, spesso ci scherzava sopra.
Alla fine si chiude il libro con una sensazione particolare. Non quella di aver letto un ricordo, ma quella di aver partecipato a una conversazione. Ed è forse il risultato migliore che l’autrice potesse ottenere.
Alcuni scrittori, filosofi, restano impressi per le loro opere, altri per il pensiero che hanno saputo trasmettere.
Luciano De Crescenzo appartiene a quella rara categoria che unisce entrambe le dimensioni: i suoi libri continuano a essere letti, mentre le sue idee continuano a parlare al presente.
Come certe persone che, quando vengono nominate a tavola, sembrano sedersi di nuovo al loro posto. E magari, mentre qualcuno versa il caffè, riprendono il discorso esattamente da dove l’avevano lasciato.
Da leggere assolutamente.
Pubblicato da Mondadori il 20 aprile scorso, Chi non muore si rivede è il nuovo libro di Paola De Crescenzo che trasforma il ricordo di Luciano De Crescenzo in una conversazione senza tempo, capace di unire affetto, pensiero e leggerezza.
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