Helidon Xhixha a Roma: alle Case Romane del Celio la luce racconta il tempo

Helidon Xhixha Case Romane del Celio
Durata della lettura: 4 Minuti

Un incontro e un richiamo dal luogo

Lumen ex terra è la mostra di Helidon Xhixha a Roma, presentata da CoopCulture alle Case Romane del Celio, curata da Romina Guidelli e Andrea Poleschi e visibile fino al 27 settembre 2026. 

L’artista albanese racconta spesso la scultura come un organismo che vive solo quando entra in relazione con il contesto. Alle Case Romane del Celio questa idea è evidente appena si entra nello splendido complesso monumentale. 

Come sottolinea Xhixha, non è l’artista ad aver selezionato le opere per lo spazio; sono state le domus, con le loro pareti scrostate, gli affreschi sopravvissuti e i passaggi ipogei, a richiamare le sue statue e le loro forme. L’artista si pone come un elemento di connessione, come l’esecutore di un dialogo già avvenuto prima del suo intervento. È una posizione rara quella dell’artista albanese, perché sceglie l’ascolto. La mostra diventa quasi un atto di accordatura, dove l’ acciaio e l’antichità trovano una stessa frequenza attraverso opere come Schegge o Inner Peace.

Dea d’acciaio

Il complesso sotterraneo: Helidon Xhixha alle Case Romane del Celio

Le Case Romane del Celio sono il luogo perfetto per dare voce alla poetica di Xhiha. Il complesso archeologico sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, scoperto nel 1887, è composto da oltre venti ambienti su vari livelli. La loro storia passa da edifici residenziali e commerciali a una domus tardoantica, fino alla memoria cristiana. Il valore degli affreschi, delle murature e delle stratificazioni non sono semplici quinte archeologiche, ma veri dispositivi visivi, capaci di spiegare perché Lumen ex terra trova nelle Case Romane del Celio un contesto così coerente con la poetica dell’artista.

La Sala dei Geni, un ambiente originariamente destinato a magazzino e trasformato nel III secolo in un’elegante sala di rappresentanza aperta verso il ninfeo, è una sala che nasce da una funzione pratica e diventa per Xhixha luogo di visione. Lo spazio dialoga in modo naturale con Torso d’Acciaio, che trasforma la materia in esperienza percettiva.

Teuta

La decorazione della Sala dei Geni con giovani alati, scene di vendemmia, cupidi e uccelli, porta sulle pareti una dimensione vitale, che nel riflesso dell’acciaio di Xhixha è letta come una prosecuzione contemporanea di quella stessa energia. L’opera è una riattivazione dell’affresco, le cui figure e pitture vengono assorbite e restituite al visitatore in forma instabile. 

E’ affascinante notare come gli ambienti circostanti della Cella Vinaria, della Sala dell’Orante o della Sala dei finti marmi si rianimino attraverso i movimenti di luce restituiti al visitatore da opere come Harmony of light, Reflection, Getto di Luce e Sostegno di Luce.

Inner Peace

La freddezza dell’acciaio esplora la morbidezza del corpo

La grande sfida di Xhixha è restituire il corpo attraverso un materiale che, per definizione, sembra negarlo. L’acciaio è duro, industriale, resistente; eppure, nelle mani dell’artista albanese diventa superficie sensibile, quasi pelle. In Dea d’acciaio e Teuta, il lavoro tassello dopo tassello produce una fisionomia che non cerca il naturalismo, ma la vibrazione umana. Le pieghe, le increspature, le porzioni satinate interrompono la perfezione dello specchio e aprono una zona più intima e più fragile. Nelle domus, tra intonaci caduti e pitture sopravvissute, questa scelta diventa potentissima.

Reflection

Il riflesso come racconto e non come effetto

La firma di Xhixha sulle sue opere è il riflesso. Esso, però, non va concepito come un espediente decorativo , ma come vero e proprio linguaggio. La poetica estetica dell’artista insiste sulla relazione tra scultura e ambiente, dove è la lucead essere protagonista. Alle Case Romane del Celio la luce non cade semplicemente sulle opere, ma viene catturata, piegata e rimessa in circolo. Ogni scultura diventa una soglia percettiva in cui affreschi, archi, ombre, rimembranze e visitatori si scompongono. L’opera non si lascia possedere con uno sguardo unico, ma chiede movimento, tempo e partecipazione. Ecco allora che il Cardinale Scipione Borghese richiama alla memoria un tempo ricco di suggestioni che ricerchiamo incuriositi nella mozzetta papale tra le pieghe affascinanti dell’acciaio. 

Schegge

Dal mare d’Albania alla schiuma dell’inox

Per comprendere la linea ondulata, spezzata e insieme fluida delle opere come Schegge o Scheggia di Iceberg bisogna tornare a Durazzo, città affacciata sull’Adriatico dove Xhixha nasce nel 1970. Le sue increspature sembrano conservare il ritmo della costa, il moto della schiuma, il modo in cui il mare non ha mai una forma definitiva. Questa origine non è nostalgia illustrativa, ma energia strutturale. Anche quando l’opera si presenta come massa monumentale, contiene una forte mobilità interna, non è mai statica, come ha sottolineato Helidon in più di una occasione. L’acciaio diventa onda, frattura, luce marina trasferita nella profondità terrestre delle domus. Il titolo Lumen ex terra tiene insieme proprio queste tensioni: luce che sale dalla terra, mare che riaffiora nel metallo e memoria che trova nuova superficie.

La Mostra Lumen ex terra  di Helidon Xhixha alle Case Romane del Celio ha la capacità di unire immagine forte e profondità narrativa. Sculture monumentali in un sito sotterraneo, ci ricordano che un’opera può continuare a essere viva nel tempo, specialmente se è in grado di trasformarsi e di cambiare con chi la guarda. Lumen ex terra invita il pubblico a scendere sotto la superficie della città e dell’immagine attraverso la luce che non cancella le ombre, ma le rende diversamente e nuovamente leggibili.

Spherical Light

Lumen ex terra è la mostra di Helidon Xhixha a Roma, presentata da CoopCulture alle Case Romane del Celio, curata da Romina Guidelli e Andrea Poleschi e visibile fino al 27 settembre 2026. 


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Author: Francesca Amore

Appassionata di arte e cultura, è giornalista pubblicista dal 2005. Ama Roma, Napoli e ha un debole per i grandi scrittori russi, divora libri, ed è Accompagnatrice Turistica. E’ una fan accanita delle persone per bene e scrive di tutto ciò che genera valore con l’intento di dare risalto a storie interessanti che escano fuori dal circolo vizioso dell’omologazione. Dal 2019 cura il blog SguardoAdEst, una finestra sull’arte, sulla cultura, sul cibo e sulle tradizioni popolari di Roma e non solo