L’universo femminile
Pubblicata da Edizioni Il Foglio Letterario, “D di donna. Concerto per la resistenza e l’addio” di Davide Rocco Colacrai è una raccolta di venticinque poesie, disposte in sei capitoli chiamati significativamente “Voci”. In questa nuova opera letteraria, il poeta torna a confrontarsi con l’universo femminile a quasi dieci anni da Istantanee Donna.

Il lettore percepisce fin dai primi versi che Colacrai non mette in piedi una galleria celebrativa, né un catalogo di figure esemplari, ma un coro di donne concrete: corpi e anime attraversati dalla vita, dalla perdita, dalla violenza, dalla memoria e da un’ostinata capacità di resistere.
Nei versi convivono Franca Viola e Alda Merini, Hildegart Rodríguez Carballeira e una madre afgana morta lungo la strada verso la Turchia, insieme alle donne che hanno abitato e continuano ad abitare la quotidianità dell’autore. Storie lontanissime tra loro accomunate da una resistenza che non coincide necessariamente con l’assenza di fragilità.
La lettera che apre il titolo contiene già una soglia interpretativa. “D” è donna, ma richiama anche Davide: un accostamento che non diventa esercizio autobiografico, bensì occasione per interrogare la responsabilità dello sguardo. Come può un uomo raccontare poeticamente l’universo femminile senza appropriarsene? Ce lo facciamo raccontare dall’autore che, come di consueto, ringrazio per questa bella intervista che ci ha permesso di capire come un’immagine, una vicenda o una ferita possano diventare materia poetica.
“D di donna” di Davide Rocco Colacrai
Salve Davide, ben ritrovato. D di donna arriva quasi dieci anni dopo Istantanee Donna, di cui lei stesso considera questa nuova raccolta una continuazione ideale e, insieme, una risposta. Chi erano le donne che guardava il poeta di allora e chi sono, invece, quelle che incontra oggi? In questi anni è cambiato il suo modo di guardare e raccontare l’universo femminile?
La ringrazio per l’ospitalità, è un piacere ritrovarla.
Confermo che il nuovo libro arriva dopo quasi dieci anni dal precedente, dedicato alle mie poesie al femminile. E altresì che lo considero come una sua continuazione, e allo stesso tempo come una risposta ad esso. I due progetti sono legati dal fatto che sono cresciuto in un ambiente prettamente femminile, quindi con una evidente inclinazione a scavare nelle cose, nelle persone, nella realtà. Questo atto di non accontentarmi ma di andare dentro, oltrepassare la superficie, di penetrare mi ha forse portato a raccontare in un modo ancora più nudo, vero, diretto e sincero, e quindi più maturo, le donne, che sono le stesse del primo libro: donne che resistono.
Gianni Antonio Palumbo, nella prefazione, sottolinea un aspetto molto interessante: siamo davanti allo sguardo di un uomo che racconta donne arrivando ad assumerne il punto di vista. Oggi è anche una scelta delicata. Si è mai chiesto dove finisca l’empatia e dove cominci il rischio di attribuire all’altro una voce che non gli appartiene? Come ha affrontato poeticamente questo confine?
Mi piace molto questa domanda perché mi fa riflettere sul fatto che per raccontare, anche in versi, è necessario secondo me prima sentire e poi studiare, documentarsi e ascoltare. Se manca uno di questi elementi si finisce per oltrepassare quel confine, particolarmente fragile e forse non troppo chiaro a chi è esterno alla scrittura, che separa l’empatia da tutto il resto. Esattamente come fanno i testi con i quali nell’età liceale dovremmo avvicinarci agli autori della Letteratura italiana e non solo: chi ha scritto quel particolare testo e chi lo utilizza in classe non permettono una lettura diversa, anche se fondata.

Nella raccolta convivono donne entrate nella Storia e donne apparentemente lontane dai libri di storia: da Franca Viola a Hildegart Rodríguez Carballeira, dalla madre afgana morta durante il viaggio verso la Turchia fino alle donne della sua famiglia e del suo quotidiano. Quando una storia la raggiunge, cosa le fa capire che quella donna diventerà poesia?
Sono una persona molto curiosa: amo leggere, andare a teatro e al cinema, ascoltare la musica, sia nelle parole sia nelle note. Come dicevo prima: sento. Ho imparato a sentire proprio al liceo: grazie alla Filosofia e alla Letteratura latina non mi sono sentito più solo, nonostante fossi un outsider, e sono sopravvissuto – oggi diremmo un sopravvissuto. Questo mi ha permesso negli anni di avere la consapevolezza, di sentire appunto, esattamente quando una storia vuole essere raccontata: non mi lascia e continua a muoversi dentro di me, scavando, graffiando e urlando finché può uscire attraverso i versi. Negli anni ho sempre raccontato che non scelgo io le storie che racconto ma sono loro a scegliere me.
In No, Signor Giudice! entra nella poesia la vicenda di Franca Viola, che con il suo rifiuto del matrimonio riparatore è diventata una figura fondamentale nella storia dell’emancipazione femminile italiana. Lei è giurista e criminologo oltre che poeta: quando affronta storie come questa, quale delle sue anime prende per prima la parola?
Ricordo un professore universitario, uno dei pochi che stimavo veramente, che mi ripeteva spesso: se non scrivessimo, impazziremmo. Questo mi ha fatto spesso pensare al fatto che le due dimensioni del giurista e del poeta sono dimensioni parallele, che per certi versi si possono assomigliare, forse incrociare ma che si sfuggono. A conferma negli anni la mia poesia è stata definita civile, qualche volta giornalistica, ma mai giuridica.
Le donne di D di donna non sono figure idealizzate: sono fragili, materiche, ferite, talvolta sconfitte eppure capaci di resistere. Nel sottotitolo compare infatti una parola molto forte: “resistenza” ma anche “addio”, un’altra parola apparentemente opposta. Perché ha scelto di far convivere queste due dimensioni nello stesso “concerto”?
Questo mio libro nasce dalla mia personale consapevolezza di avere numerose poesie al femminile, che chiedevano di essere unite in un progetto unitario, e dalla necessità di affrontare ancora una volta un discorso attuale. Unire tante poesie ha significato creare un vero e proprio concerto: ogni voce con una sua storia. In ogni voce c’è una resistenza e un addio: non si contraddicono né si escludono. Il compito del lettore è capire, per ogni voce, il vero significato di queste due parole nella pluridimensionalità del quotidiano per poi completare, poesia dopo poesia, il concerto che rappresenta il libro.
Durata della lettura: 5 MinutiL’universo femminile Pubblicata da Edizioni Il Foglio Letterario, “D di donna. Concerto per la resistenza e l’addio” di Davide Rocco Colacrai è una raccolta di venticinque poesie, disposte in sei capitoli chiamati significativamente “Voci”. In questa nuova opera letteraria, il poeta torna a confrontarsi con l’universo femminile a quasi dieci anni da Istantanee Donna. Il lettore…
Continua a seguire il nostro sito e la pagina Facebook Omniadigitale, siamo anche su Youtube e Instagram. Scriviamo per imparare, ricordare, esprimere, raccontare, informare!
Tutte le immagini presenti in questo sito sono protette da copyright e sono utilizzate esclusivamente a scopo informativo. È vietata la riproduzione, distribuzione o utilizzo senza autorizzazione. Per richieste di utilizzo, contattaci all’indirizzo redazione@omniadigitale.it . Qualora siano state utilizzate immagini ritenendole di pubblico dominio o in buona fede, nel caso ciò non fosse conforme alle sue preferenze o ai diritti d’autore, siamo a completa disposizione per rimuoverle immediatamente. La preghiamo di comunicarci eventuali richieste o chiarimenti scrivendo a redazione@omniadigitale.it .




























