Santa Maria del Cedro ha vissuto una di quelle giornate che sembrano uscite da un romanzo di provincia: cielo terso, aria di fine agosto, l’Arena dei Cedri pronta ad accogliere un pubblico che i Pooh li ha nel sangue da decenni. Un concerto atteso, annunciato, desiderato. Eppure, dietro le quinte, la storia è stata meno armoniosa delle loro celebri quattro voci.
Un evento che parte bene, ma non benissimo
L’Arena dei Cedri si è riempita presto: famiglie, nostalgici, curiosi, fan storici con magliette consumate dai tour degli anni ’90. Il palco, imponente, prometteva una serata di quelle che si ricordano. E infatti la musica non ha deluso: i Pooh hanno portato la loro solita macchina perfetta, luci calibrate, arrangiamenti puliti, quella professionalità che non si discute.
Ma mentre il pubblico entrava, qualcuno restava fuori. Non fisicamente: professionalmente.
La nota stonata: l’ufficio stampa che non risponde
Perché sì, il concerto è stato impeccabile. Ma l’ufficio stampa dei Pooh, invece, ha suonato un’altra musica: quella del silenzio.
Richiesta di accredito inviata, sollecitata, inoltrata con la gentilezza che si deve a chi lavora. Risposta? Neanche una. Nemmeno un “ci dispiace”, un “non è possibile”, un “riprovate”. Nulla. Silenzio cosmico, degno di un concept album anni ’70.
E allora, mentre la band sul palco dimostrava ancora una volta perché è entrata nella storia della musica italiana, fuori dal palco si consumava una piccola, ma significativa, caduta di stile.
Professionisti sì, ma non tutti
Perché è curioso: i Pooh sono maestri nel raccontare emozioni, nel costruire ponti generazionali, nel trasformare una serata in un ricordo. Ma chi dovrebbe facilitare la comunicazione, chi dovrebbe garantire trasparenza, chi dovrebbe rispettare il lavoro degli altri… ha preferito non presentarsi.
Un peccato, soprattutto in un territorio che vive di eventi, di racconto, di partecipazione. Un peccato perché la Calabria merita di essere narrata, e chi lavora per farlo non dovrebbe essere trattato come un fastidio. Un peccato perché la professionalità non è solo sul palco: è anche nelle mail che si rispondono.
Il concerto? Bello. L’organizzazione? Da rivedere.
La serata, musicalmente, è stata un successo. Il pubblico ha cantato, applaudito, si è emozionato. I Pooh hanno fatto quello che sanno fare: suonare, raccontare, unire.
Ma l’ufficio stampa ha fatto quello che non dovrebbe fare: ignorare.
E allora l’articolo di oggi è doppio: un elogio alla musica, e una critica a chi dovrebbe permettere che la musica venga raccontata.
Perché il rispetto non è un optional. E non dovrebbe essere un problema rispondere a una mail, soprattutto quando si rappresenta una delle band più amate del Paese.
All’Arena dei Cedri i Pooh hanno dimostrato di essere ancora una certezza. Il loro ufficio stampa, invece, ha dimostrato che certe certezze non sono più così solide.
La musica vola. La comunicazione, stavolta, è rimasta a terra.
Il concerto dei Pooh a Santa Maria del Cedro ha regalato al pubblico una performance solida e nostalgica, ma l’organizzazione ha mostrato una grave mancanza di professionalità: l’ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di accredito, creando una fastidiosa dissonanza rispetto alla qualità dello spettacolo.
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