Il ritratto di Dorian Gray, quando Wilde incontra il presente

Il ritratto di Dorian Gray torna a teatro con Federica Luna Vincenti e Alessio Vassallo
Durata della lettura: 5 Minuti

Oscar Wilde torna a parlare al nostro tempo attraverso il teatro. Il suo Il ritratto di Dorian Gray rivive in un adattamento contemporaneo firmato da Giancarlo Nicoletti, che sceglie di allontanarsi dalla semplice ricostruzione d’epoca per portare al centro della scena le inquietudini di una società dominata dall’immagine.

A interpretare Dorian Gray è Federica Luna Vincenti, mentre Alessio Vassallo veste i panni di Lord Henry Wotton. Una scelta artistica che non si limita a rileggere un grande classico della letteratura, ma lo trasforma in una riflessione teatrale sulla bellezza, sul desiderio, sulla giovinezza e sul bisogno di essere riconosciuti dallo sguardo degli altri.

Dorian Gray cambia volto e attraversa il tempo

Il cuore del romanzo di Wilde rimane intatto: un giovane di straordinaria bellezza, un ritratto destinato a custodire le tracce del tempo e un desiderio apparentemente irresistibile, quello di conservare per sempre la propria giovinezza.

Nella versione firmata da Nicoletti, però, la storia abbandona la dimensione vittoriana per entrare in un universo riconoscibile e contemporaneo. La Londra di fine Ottocento lascia spazio a un ambiente nel quale il salotto incontra il club, il ritratto dialoga con lo schermo, il diario diventa registrazione e la confessione può trasformarsi in sorveglianza.

È una metamorfosi che non tradisce Wilde, ma ne fa emergere la straordinaria attualità.

La domanda non è più soltanto cosa accadrebbe se un uomo potesse restare eternamente giovane. La domanda diventa: quanto siamo disposti a sacrificare di noi stessi pur di conservare l’immagine che gli altri hanno costruito di noi?

Il ritratto come specchio dell’identità

Nell’universo di Dorian Gray, il quadro non è soltanto un oggetto artistico. È una memoria. È il luogo nel quale vengono depositati il tempo, le colpe, le conseguenze delle azioni.

Dorian può continuare a mostrarsi giovane e perfetto, mentre il ritratto assorbe tutto ciò che il suo corpo apparentemente non rivela.

Nel nuovo spettacolo, questa idea viene trasformata in un vero sistema di visione. Telecamere, proiezioni, immagini frammentate e cornici luminose costruiscono una scena nella quale il protagonista è continuamente osservato.

Il quadro, dunque, non rappresenta più soltanto l’immagine di Dorian: diventa una macchina capace di osservare, duplicare e giudicare.

È proprio questo passaggio a rendere il classico di Wilde particolarmente vicino al presente.

Federica Luna Vincenti è Dorian Gray

La scelta di affidare il ruolo di Dorian a Federica Luna Vincenti rappresenta uno degli elementi più significativi dell’adattamento.

Non si tratta semplicemente di un’inversione di genere. La trasformazione diventa una precisa chiave drammaturgica per interrogare il rapporto tra corpo, desiderio e identità.

Dorian è un essere umano continuamente osservato, desiderato e definito dallo sguardo degli altri. La sua bellezza, che all’inizio appare come un privilegio assoluto, finisce per trasformarsi in una forma di dipendenza.

La figura di Dorian diventa così il simbolo di una pressione che appartiene profondamente alla contemporaneità: essere giovani, desiderabili, perfetti e costantemente visibili.

La libertà apparente del protagonista nasconde una prigionia sempre più profonda. Dorian non è soltanto vittima delle proprie scelte: è anche vittima dell’immagine che gli altri hanno costruito intorno a lui.

Alessio Vassallo e la tentazione di Lord Henry

Accanto a Federica Luna Vincenti c’è Alessio Vassallo, chiamato a interpretare Lord Henry Wotton.

Il personaggio rappresenta una delle presenze più affascinanti e pericolose della storia. Brillante, ironico, seducente e manipolatorio, Henry trasforma il piacere in una filosofia e la giovinezza in un imperativo.

Nel nuovo adattamento, i suoi celebri pensieri assumono una forma ancora più contemporanea: l’aforisma diventa slogan e il pensiero si trasforma in contagio.

Lord Henry non impone a Dorian una scelta. Gli offre piuttosto una visione del mondo nella quale il desiderio deve essere seguito senza limiti e l’esperienza estetica diventa il criterio attraverso cui misurare l’esistenza.

Dorian ascolta, assorbe e progressivamente trasforma quelle parole in una regola di vita.

Basil Hallward e il volto dell’arte

A completare il triangolo centrale della vicenda è Giulio Forges Davanzati, nel ruolo di Basil Hallward, il pittore autore del ritratto.

Basil rappresenta il rapporto originario tra arte e bellezza. Nel suo sguardo, Dorian è ancora qualcosa di irripetibile, un soggetto capace di suscitare meraviglia.

Ma proprio quel ritratto finirà per diventare il contenitore di tutto ciò che Dorian tenta di nascondere.

Il quadro custodisce ciò che il corpo rifiuta di mostrare. E più Dorian cerca di difendere la propria immagine, più il ritratto diventa il luogo della verità.

Una società che guarda, giudica e conserva la memoria

Nel progetto teatrale di Giancarlo Nicoletti, gli altri interpreti assumono una funzione che va oltre quella dei singoli personaggi.

Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole compongono un ensemble di attori-performer che può diventare società, coro, coscienza e memoria collettiva.

I corpi osservano, amplificano e contraddicono ciò che accade sulla scena. La musica e le interferenze sonore costruiscono un ritmo sospeso tra ebbrezza e inquietudine.

Il pubblico viene così coinvolto in un meccanismo nel quale guardare significa anche essere guardati.

Wilde e la dittatura dell’immagine

È qui che Il ritratto di Dorian Gray trova il suo punto di contatto più evidente con il nostro presente.

La ricerca della perfezione estetica, i profili costruiti per apparire impeccabili, il bisogno di essere continuamente visibili e la distanza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo appartengono ormai alla quotidianità.

Il mondo digitale ha moltiplicato gli specchi nei quali rifletterci. Ogni immagine può essere selezionata, modificata, ripetuta e condivisa. La rappresentazione rischia così di precedere l’identità.

Il Dorian di Nicoletti vive dentro questa contraddizione: vuole essere libero, ma diventa prigioniero della propria immagine.

E il ritratto finisce per sapere più di lui di quanto lui stesso sia disposto ad ammettere.

Una tragedia senza una morale precostituita

L’adattamento non cerca una morale semplice.

Non presenta Dorian soltanto come colpevole, né lo trasforma semplicemente in vittima. Lo colloca dentro un cortocircuito nel quale immagine e responsabilità, bellezza e impunità, desiderio e conseguenze entrano continuamente in conflitto.

Dorian viene desiderato, protetto, giustificato e infine condannato dalla stessa immagine che lo aveva reso invulnerabile.

È questo il paradosso più inquietante della vicenda: ciò che sembra salvare il protagonista è anche ciò che, alla fine, ne rivela la verità.

Un classico che torna a interrogare il presente

Con la regia e la drammaturgia di Giancarlo Nicoletti, le scene di Emanuele Salamanca, i costumi di Nicoletta Ercole in collaborazione con Alessandra Carta, le musiche di Umberto Iervolino e il disegno luci di Giuseppe Filipponio, Il ritratto di Dorian Gray assume una dimensione visiva e sonora profondamente contemporanea.

La produzione è affidata a Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo. La produzione esecutiva è di Daniela Piccolo, l’organizzazione generale di Valentina Taddei, responsabile di produzione Antonella Lepore.

Il risultato è una rilettura che riporta Wilde nel presente senza cancellarne l’anima. Perché, dietro il desiderio impossibile di fermare il tempo, resta una domanda che continua a riguardare ogni epoca: quanto della nostra identità appartiene davvero a noi e quanto, invece, nasce dal bisogno di essere riconosciuti dagli altri?

photo credit Gianmarco Chieregato


Federica Luna Vincenti è Dorian Gray nell’adattamento contemporaneo di Giancarlo Nicoletti, con Alessio Vassallo nei panni di Lord Henry Wotton.


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Author: Angelo Cannavacciuolo

Giornalista Pubblicista dal 2018 e Direttore responsabile della testata online OMNIADIGITALE dal 2019. Scrive per imparare, per ricordare, per esprimere, per raccontare, per informare e per sentire quel brivido di vita che solo la scrittura e poche altre cose possono dare.