Lungo le Strade Blu: il viaggio fotografico di Francesco Conversano

Lungo le Strade Blu Francesco Conversano
Durata della lettura: 4 Minuti

Fuori dalle autostrade della modernità

Al Museo di Roma in Trastevere è possibile fare un viaggio lento, dove il tempo sembra sospeso e le storie emergono dai margini. “Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways” è la mostra dedicata al lavoro del regista e fotografo Francesco Conversano, un racconto per immagini che attraversa quasi vent’anni di esplorazione dell’America rurale, dal 1999 al 2017. Un road trip visivo che invita a guardare oltre l’immaginario patinato degli Stati Uniti per scoprire il paese reale, fatto di luoghi periferici, persone comuni e silenzi carichi di significato.

Un’America lontana 

Le blue highways sono le strade secondarie degli Stati Uniti, così chiamate per il colore utilizzato nell’Atlante Stradale Rand McNally. È lungo questi percorsi che Conversano costruisce il suo racconto: lontano dalle grandi città, immerso nella provincia americana del Midwest, tra piccole comunità, stazioni di servizio isolate, industrie abbandonate e luoghi sospesi tra memoria e oblio. Il viaggio è profondamente umano, e restituisce al visitatore il senso del quotidiano nascosto dietro ciò che può apparire insignificante. 

Lo sguardo di Conversano, già noto nel cinema del reale, si muove con attenzione e profondità, cercando la relazione tra l’uomo e il paesaggio. Le sue immagini non documentano soltanto, ma interpretano la realtà, esplorando il confine tra ciò che è reale e ciò che appartiene all’immaginario.

Il percorso espositivo

La mostra si articola in tre sezioni – PaesaggiVoltiSegni – che dialogano tra loro e restituiscono una visione complessa e stratificata dell’America attraversata.

Paesaggi

I paesaggi raccontati da Conversano sono ambienti ruvidi, spesso desolati, ma carichi di una bellezza profonda. Le blue highways diventano simbolo di un ritmo di vita lento e consapevole, lontano dalla frenesia della globalizzazione. Luoghi come l’Area 51, oggi abbandonata, o il cimitero di Spoon River emergono come spazi della memoria, scenari che sono al tempo stesso ambientazione e personaggi, riflessi delle contraddizioni del paese.

Segni

Cartelli stradali, insegne pubblicitarie, manifesti: per oltre un secolo l’American Dream ha viaggiato su quattro ruote, lasciando tracce visive nel paesaggio rurale. I segni raccontano una rivoluzione estetica che esplode negli anni Sessanta, tra colori brillanti, forme eccentriche e messaggi persuasivi. Nel trionfo del technicolor, il grande manifesto della Coca-Cola si impone nell’immaginario collettivo come icona della cultura pop americana.

Volti

Sono le persone incontrate lungo il viaggio a dare corpo e voce al racconto. Operai solitari, pescatori, sostenitori politici, migranti lungo il confine messicano: volti segnati dal dolore, dalla fatica, dalla nostalgia o dall’ironia. Ogni ritratto è una storia, ogni sguardo racconta una solitudine diversa e la  scelta del bianco e nero ne intensifica la forza espressiva.

Questa foto è stata scattata lungo il muro americano che divide gli Stati Uniti e il Messico, un mondo lungo 3100 km. L’uomo ritratto si autodefinisce patriota e appartiene alla controversa milizia che dal 2008 ha pattugliato l’area del confine intorno al muro nel deserto di Sonora.  La loro convinzione era che il governo degli Stati Uniti non fosse sufficientemente efficace nella lotta contro l’immigrazione e che il loro supporto fosse fondamentale. Secondo questi patrioti i migranti erano infiltrati musulmani che arrivavano negli Stati Uniti per sovvertire l’ordine e attaccare la democrazia.  Questa foto è stata scattata durante le riprese del film documentario Muri (2011).

 

Francesco Conversano e il cinema del reale

Autore e regista di documentari di fama internazionale, Francesco Conversano ha fondato nel 1980 a Bologna, insieme a Nene Grignaffini, la società di produzione Movie Movie. Per decenni ha viaggiato tra Europa, Asia e America raccontando trasformazioni sociali, attraversando villaggi e megalopoli. La sua ricerca si è sempre concentrata sulle connessioni tra l’uomo e il paesaggio, a cui dà forza attraverso la memoria e la poesia, esplorando continuamente la parte nascosta della realtà.

La Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

La mostra si inserisce nel percorso culturale della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, istituzione privata italiana con vocazione internazionale, nata nel 2015 a Bologna ma con radici negli anni Ottanta a New York. La Fondazione custodisce una collezione di oltre 10.000 opere dedicate all’arte visuale italiana del Novecento, raccontando la nascita della modernità fino agli anni del boom economico. Negli ultimi anni la Fondazione ha ampliato il proprio sguardo verso progetti legati alla contemporaneità, come questa mostra, confermando il proprio ruolo di spazio di dialogo tra passato e presente. La sede, progettata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960, è oggi un luogo vivo di mostre, eventi e attività culturali.


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Author: Francesca Amore

Appassionata di arte e cultura, è giornalista pubblicista dal 2005. Ama Roma, Napoli e ha un debole per i grandi scrittori russi, divora libri, ed è Accompagnatrice Turistica. E’ una fan accanita delle persone per bene e scrive di tutto ciò che genera valore con l’intento di dare risalto a storie interessanti che escano fuori dal circolo vizioso dell’omologazione. Dal 2019 cura il blog SguardoAdEst, una finestra sull’arte, sulla cultura, sul cibo e sulle tradizioni popolari di Roma e non solo