Dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra “Mannucci. Fuoco e genesi” riporta al centro delle Marche la ricerca visionaria dello scultore fabrianese, tra materia, luce, memoria e rinascita.
Un ritorno alle origini, nel segno della materia
La mostra su Manucci “Fuoco e genesi” prepara Fabriano a celebrare uno dei suoi artisti più importanti con una mostra che promette di essere molto più di una retrospettiva. “Mannucci. Fuoco e genesi”, in programma dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 al Polo museale di Zona Conce, nasce nel quarantesimo anniversario della scomparsa di Edgardo Mannucci e riporta nella sua città natale il racconto di una ricerca plastica che ha attraversato il Novecento con una voce autonoma, radicale e profondamente europea.
La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e curata da Fabio Marcelli, non si limita a seguire l’evoluzione cronologica dell’artista. Il titolo stesso, “Fuoco e genesi”, suggerisce una chiave di lettura più intensa dove il fuoco è percepito come energia primigenia, il metallo come materia da plasmare, la genesi come nascita continua della forma nello spazio.

Chi era Edgardo Mannucci
Nato a Fabriano nel 1904 e morto ad Arcevia nel 1986, Mannucci si formò giovanissimo a contatto con la materia: prima nella bottega del padre marmista, poi alla Scuola d’Arte di Matelica e infine a Roma, dove entrò in dialogo con il clima più vivo dell’arte italiana del secolo. Il suo percorso passò dagli esordi figurativi e arcaizzanti all’incontro con ambienti d’avanguardia e con artisti come Balla, Prampolini, Cagli e Quirino Ruggeri.
La svolta arriva nel secondo dopoguerra. L’esperienza della guerra, la ferita di Hiroshima e la percezione di una nuova idea di energia spingono Mannucci lontano dalla figura tradizionale. E’ opinione comune che sia uno dei più autorevoli esponenti dell’informale plastico europeo. Nelle sue opere, materiali come ottone, rame e bronzo vengono aggregati in strutture imprevedibili, nuclei dinamici che sembrano generare movimento e luce.
Il linguaggio estetico: materia, energia, spazio
Il cuore della poetica di Mannucci è nella trasformazione. La scultura non è un blocco e un volume chiuso, ma diventa campo di forze. Fili, scorie, lamine, spirali e frammenti metallici si tendono nello spazio come traiettorie. L’artista costruisce forme che ricordano atomi, orbite, esplosioni controllate e organismi in crescita. Le sue opere ci appaiono come una sorta di nuclei energetici composti da fili e scorie di metalli saldati, spesso attraversati da un punto di luce, vetro o colore. Tra i suoi materiali di recupero non ci sono quelli della scultura tradizionale ma metalli duttili, poveri o di recupero come ferro, rame, ottone, bronzo e alluminio.

Non è un caso che il tema dell’“immaginario atomico e cosmico”, già al centro della mostra del 2005 curata da Enrico Crispolti, ritorni oggi come un filo rosso. Mannucci guardava al trauma della modernità ma non si fermava alla distruzione: cercava una possibilità di rinascita. Tra le sue mani la materia diventa resistenza ed energia luminosa opposta al buio della guerra. Per Manucci il metallo in fusione o in espansione diventa il mezzo più adatto a restituire il movimento della vita contemporanea
La mostra di Mannucci “Fuoco e genesi” a Zona Conce
Il percorso espositivo fabrianese mette in dialogo le opere di Mannucci con dipinti, disegni e sculture di numerosi protagonisti del Novecento tra cui Pietro Consagra, Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Leoncillo, Emilio Vedova, Enrico Prampolini, Giuseppe Uncini e tanti altri. In questo confronto, la figura di Mannucci emerge non come artista isolato, ma come nodo di una rete culturale più ampia, capace di collegare Marche, Roma e scena internazionale.

Importante anche l’attenzione all’accessibilità: il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, prestatore di due opere, collabora a un percorso audio-tattile con contenuti adattati e didascalie in braille. Un dettaglio non secondario, perché le opere di Mannucci chiedono allo spettatore una percezione fisica, spaziale, quasi sensoriale. Guardarle significa seguire traiettorie, cogliere equilibri, intuire tensioni interne.“Mannucci. Fuoco e genesi” è una mostra da segnare in agenda perché racconta un artista che ha saputo trasformare la paura del proprio tempo in visione. Il suo metallo non è freddo, ma brucia e vibra. Fabriano, con questa esposizione, non recupera soltanto la memoria di un grande concittadino Riapre un discorso sul rapporto tra radici locali e linguaggio universale. E lo fa nel luogo più coerente: Zona Conce, dove la collezione permanente dedicata a Mannucci permette di leggere la mostra come un ritorno, ma anche come una nuova partenza.
Durata della lettura: 4 MinutiDal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra “Mannucci. Fuoco e genesi” riporta al centro delle Marche la ricerca visionaria dello scultore fabrianese, tra materia, luce, memoria e rinascita. Un ritorno alle origini, nel segno della materia La mostra su Manucci “Fuoco e genesi” prepara Fabriano a celebrare uno…
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