L’avvio della terza giornata di conferenze stampa nella Sala Lucio Dalla segna un cambio di ritmo nel racconto del Festival: gli artisti arrivano con maggiore consapevolezza, le dinamiche interne iniziano a emergere con chiarezza e il clima si fa più denso, tra strategie comunicative, prime tensioni e conferme attese.
È il momento in cui la narrazione si stabilizza, le voci si intrecciano e la settimana sanremese mostra il suo cuore operativo, tra dichiarazioni misurate, qualche sorpresa e un sottile gioco di equilibri che anticipa ciò che accadrà sul palco.
Gli ascolti della seconda serata
La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 registra oltre 9 milioni di spettatori nella Total Audience e uno share del 59,5%, confermando un forte interesse del pubblico. La prima parte supera gli 11,5 milioni, mentre la seconda cresce in share oltre il 62%.
Il picco assoluto arriva a 13,7 milioni di spettatori, con uno share massimo del 66,1% dopo mezzanotte. Anche i segmenti collaterali – Sanremo Start, PrimaFestival e DopoFestival – mantengono numeri molto alti, consolidando l’attenzione del pubblico lungo l’intera fascia serale.
Fulminacci
Fulminacci presenta alla stampa Stupida sfortuna, brano in gara al Festival, anticipando l’uscita del nuovo album Calcinacci prevista per il 13 marzo e un tour estivo che lo porterà in tutta Italia. Nel dialogo con i giornalisti racconta la natura profondamente personale del pezzo, spiegando come la scrittura gli permetta di trasformare emozioni e fragilità in un linguaggio condivisibile, quasi un “superpotere” che gli consente di esprimere amore anche quando non ha qualcuno a cui rivolgerlo.
Ripercorrendo il suo percorso, sottolinea quanto sia cambiato rispetto al suo primo Sanremo: oggi si sente più maturo, più consapevole del proprio lavoro e più a suo agio con il mezzo televisivo. Ai giovani artisti consiglia di conoscere bene i propri limiti e di non cercare conferme solo da chi vuole loro bene.

Parlando del rapporto tra verità e palco, ammette che ogni sera vive emozioni diverse, ma che per comunicare davvero deve “spogliarsi” e mostrarsi senza sovrastrutture. Riconosce anche la propria tendenza al controllo e alla ricerca della perfezione, tema che affronta direttamente nel nuovo brano, invitando ad accettare l’imperfezione come parte inevitabile della vita.
Nel confronto finale con la stampa riflette sul concetto di “sfortuna”, sulle piccole difficoltà quotidiane che considera parte della felicità, e sul suo modo di affrontare il caos: sfidare le proprie rigidità, anche con piccoli gesti scaramantici. Chiude ribadendo che questo ritorno a Sanremo rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo artistico, il contesto ideale per presentare un progetto che lo accompagnerà nei prossimi mesi.
Nayt
Nayt respinge l’idea di una personalità artistica ancora “in costruzione”: ascolta musica di ogni genere e considera naturale che la sua produzione sia contaminata da influenze diverse. Non si riconosce più in un genere preciso, ma negli artisti e nei dischi che lo colpiscono.
Alla domanda su come racconterebbe la sua canzone a un bambino, risponde che il messaggio centrale è la trasparenza: non avere paura, essere onesti con sé stessi e con gli altri.

Sul tema delle “maschere” e dell’identità filtrata dai social, Nayt riconosce che capita a tutti di mostrarsi diversi da ciò che si è davvero. Ma ribadisce che l’onestà interiore resta la chiave per affrontare rischi e fraintendimenti: “Alla fine chi ti perde perché non è trasparente, perde lui”.
Interrogato sul rapporto tra sofferenza e creatività, Nayt afferma che il dolore è parte inevitabile della vita e dell’arte: “Ci attraversa, come le tempeste e i giorni di sole”. Cita Alda Merini e la sua immagine del dolore trasformato in “un vestito incandescente”.
Leo Gassmann
Leo Gassmann apre l’incontro con i giornalisti parlando del significato di Naturale, il brano in gara. Spiega che rimanere autentici nella musica di oggi è difficile, ma per lui la priorità resta sempre “fare qualcosa che nasce dal cuore” e seguire un percorso personale, senza ansia di arrivare subito.
Ammette che anche lui è ancora in cammino verso una piena identità artistica, ma quest’anno si sente più centrato.
Conferma che il nuovo disco sarà ispirato alla musica country folk, ma non come imitazione: vuole reinterpretare quel mondo in modo personale, partendo dagli ascolti che lo hanno formato. L’album conterrà anche omaggi a grandi artisti come Bob Dylan, ma sempre filtrati dalla sua sensibilità.

Parlando della sua carriera parallela da attore, racconta che ogni personaggio interpretato lascia un segno. Califano è stato il ruolo più iconico, mentre la serie su Messina Denaro gli ha dato soddisfazione nonostante la parte più piccola. Recitare, dice, lo aiuta a conoscersi meglio. Si definisce fortunato e grato per il pubblico che si riconosce in ciò che fa.
Rispondendo a una domanda sul messaggio positivo del brano, Gassmann riflette sul bisogno di “accendere luci” in un mondo pieno di buio, guerre e negatività. Crede che il cambiamento debba partire dai singoli e poi dalla collettività. Non si considera un esempio, ma è felice se ciò che fa trasmette bontà e speranza.
Eddie Brock
Durante l’incontro con la stampa, Eddie Brock ha raccontato con spontaneità il suo percorso umano e artistico, dalle origini popolari fino all’emozione del debutto sul palco dell’Ariston.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha spiegato che la sua canzone nasce dal desiderio di dare conforto a chi si sente fragile ma desideroso di mettersi in gioco, nell’amore come nella vita. Ha parlato anche del rapporto con la “normalità”, ribadendo di sentirsi ancora un ragazzo del popolo e di non voler cambiare il proprio modo di essere nonostante la visibilità.

Infine, ha spiegato che non cerca il tormentone: il suo unico obiettivo è emozionare, come già accaduto con i brani precedenti. Sanremo, per Eddie Brock, non è una consacrazione ma un’occasione per mostrare ciò che è sempre stato: un cantante che vuole raccontare se stesso senza filtri.
Tredici Pietro
Durante l’incontro con la stampa, Tredici Pietro ha raccontato la genesi di Uomo che cade, il brano in gara a Sanremo, nato in modo spontaneo durante una sessione creativa con Di Martino e Vanegas. Il titolo, inizialmente Bimbo che cade, è diventato più simbolico grazie al confronto con Di Martino, che lo ha spinto a riconoscersi come uomo e ad abbracciare la propria crescita.
L’artista ha spiegato che il pezzo celebra il valore del tentativo: cadere non è un fallimento, ma la conseguenza naturale del provarci. Essere oggi sul palco dell’Ariston, ha detto, è il risultato di “centomila tentativi” e di una sola occasione andata bene.
Parlando della serata delle cover, ha raccontato l’emozione di condividere il palco con amici e persone della sua quotidianità, incluso il padre, interpretando Vita di Dalla e Morandi, un brano che considera tra i più importanti della musica italiana.

Tredici Pietro ha riflettuto anche sul proprio percorso personale: dal ragazzo di vent’anni pieno di ego al ventinovenne più consapevole, ma ancora legato alla stessa energia e alla stessa inconsapevolezza creativa che considera fondamentali.
Ha affrontato il tema dell’essere “figlio d’arte”, spiegando che il suo obiettivo è far parlare la musica prima del cognome, pur accettando il paragone come parte naturale del percorso.
Infine, ha raccontato come la fragilità sia diventata una risorsa: non un limite da nascondere, ma un modo per non farsi travolgere da un sistema che corre veloce. La sua identità artistica, oggi, nasce proprio dall’accettazione dell’errore, dell’inciampo e della possibilità di riprovarci sempre.
Malika Ayane
Nel presentare Animali notturni, l’artista ha spiegato come questo brano rappresenti una deviazione consapevole rispetto ai suoi lavori più introspettivi, abbracciando sonorità soul‑funk che mettono in luce una parte più istintiva e viscerale della sua identità musicale.
Dopo anni di sperimentazione raffinata, sente di aver trovato una nuova forma di leggerezza interpretativa, capace di liberare energia senza perdere complessità.
Ha raccontato che il pezzo è figlio diretto di lavori come Da Filiberto a Tempesta, e che Sanremo è stata l’occasione ideale per mostrare al grande pubblico un lato del suo repertorio spesso meno conosciuto. Ha sottolineato la ricercatezza della produzione firmata da Merk & Kremont e Luca Faraone, costruita su ritmi scomposti e arrangiamenti sofisticati che mantengono il brano fresco e longevo.

Parlando della ricezione del pubblico, ha spiegato di aver ricevuto messaggi da persone di ogni fase della sua vita, segno che il brano sta arrivando ben oltre la nicchia abituale. Ha poi raccontato il suo legame profondo con il jazz, citando Miles Davis, Billie Holiday ed Ella Fitzgerald come riferimenti emotivi e stilistici, e ricordando gli anni passati a cantare standard nei locali.
Rispondendo alle domande sul tema della notte, l’ha descritta come uno spazio sospeso, un luogo di libertà dallo sguardo altrui, dove ritrovare autenticità e pace. Per lei il buio non è un rifugio negativo, ma un territorio in cui l’identità può emergere senza pressioni.
Infine, ha riflettuto sull’equilibrio tra istinto e raffinatezza: conoscere se stessi, accettare le proprie fragilità e non lasciarsi schiacciare dalle aspettative esterne è, per lei, la chiave per mantenere viva la creatività. Ha anticipato anche nuove collaborazioni e sessioni di scrittura, segno di una fase artistica in pieno fermento.
Maria Antonietta & Colombre
Nel loro primo Festival di Sanremo, la coppia artistica e nella vita ha raccontato l’emozione di trovarsi per la prima volta davanti alla stampa, vivendo questa esperienza con stupore, gratitudine e un forte senso di privilegio.
La loro canzone nasce dal desiderio di presentare non un brano d’amore, ma una riflessione politica sulla felicità come diritto universale, al di là delle aspettative, delle performance e delle pressioni che ciascuno subisce.
Hanno spiegato che il verso iniziale, “È più facile perdonarci se tieni a mente siamo tutti debuttanti”, racchiude il cuore del progetto: l’idea che nella vita si resta sempre principianti, e che la morbidezza verso se stessi è un atto necessario per crescere. Il percorso che li ha portati a Sanremo nasce da vecchie bozze ritrovate nei primi giorni della loro conoscenza, poi trasformate in un disco condiviso.

La coppia ha raccontato di essersi sostenuta a vicenda durante tutto il processo creativo, pur riconoscendo la difficoltà di lavorare insieme in un contesto così esposto. Hanno sottolineato di non aver scritto il brano pensando strategicamente al Festival: la loro scrittura resta un atto sacro, non adattabile alle logiche del contesto.
Rispondendo alle domande sulla loro collaborazione, hanno spiegato di aver mantenuto intatte le sfumature intime delle rispettive scritture, senza semplificare per assecondare il palco dell’Ariston.
Durante l’esibizione, c’è stato un momento in cui si sono guardati e hanno sentito che ciò che stavano portando era davvero loro, autentico e condiviso.
Per loro, questa partecipazione è una “rapina gentile”: un’occasione inattesa, nata dal fatto che la canzone è piaciuta a Carlo Conti, e che oggi vivono con ironia, complicità e un forte senso di appartenenza reciproca.
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La terza giornata di conferenze stampa nella Sala Lucio Dalla segna un punto di svolta nel ritmo del Festival: il clima diventa più intenso e consapevole, con un confronto più maturo tra domande, riflessioni e approfondimenti sui temi emersi nelle prime serate. La sala vive un’alternanza di momenti tecnici, analisi sul percorso del Festival e…
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